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Toscana - Storia

Storia

Qualche breve cenno alla storia della Toscana, Dagli etruschi fini all'epoca moderna, passando per i Medici ed i Lorena, tutta la storia della toscana in poche righe

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Toscana

Storia

La Toscana è forse una delle regioni italiane dalla storia più lunga ed affascinate: dalla preistoria, passando per etruschi e romani sino ai giorni nostri, la Toscana è stata al centro della storia italiana, con un ruolo di assuluto prestigio, soprattutto sul finire dell'età medioevale ed in tutto il periodo Rinascimentale, durante il quale Firenze ha rappresentato la Capitale mondiale della cultura.

Tracce certe della presenza umana risalgono al II millennio a.C.: numerosi sono stati, infatti, i ritrovamenti in varie zone della regione di resti di villaggi su palafitte, che probabilmente risalgono all'età del bronzo e quella del ferro. Nell'area trova il suo massimo sviluppo, infatti, la civiltà Villanoviana tra il X e l'VIII secolo a.C.

Dal IX secolo a.C. gli etruschi si stabiliscono nella regione, che domineranno per oltre sei secoli: la civiltà etrusca avvia ampi processi di bonificazione dei territori allora paludosi, costruisce ponti e strade e fonda alcune delle più importanti città toscane tra le quali Arezzo, Chiusi, Volterra, Populonia, Vetulonia e Roselle e probabilmente Prato

Veduta di Firenze da Piazzale michelangeloDurante la dominazione romana, dal III secolo a.C. in poi, la regione vive un lento declino sia economico che culturale, sebbene in un un primo periodo abbia goduto di una certa prosperità, soprattutto grazie allo sviluppo dell'artigianato, dell'estrazione e della lavorazione del ferro, dei commerci; tutta la regione decadde economicamente, culturalmente e socialmente. I Romani, infatti, data la grande fertilità delle pianure toscane, consideravano la regione alla stregua di un grande granaio. Di epoca romana sono le città Fiesole, Florentia e Cosa, attualmente una delle citta romane meglio conservate in Toscana.

Conquistata, con il resto dell'Italia, dagli Ostrogoti e dai Bizantini, fu occupata ed organizzata in ducato con capitale Lucca dai Longobardi, a partire dalla seconda metà del VI secolo.

Con la successiva conquista da parte di Carlo Magno, Lucca divenne una contea fino a quando la Toscana divenne una marca parte della più vasta marca di Canossa.

Durante il X secolo sotto gli Ottoni di Sassonia, furono ampliati i confini verso Nord fino alla Liguria e la capitale della marca venne spostata da Lucca a Firenze.

Nell’XI secolo il Marchesato passò alla famiglia degli Attoni, feudatari di Canossa, entrando a far parte di un sistema feudale che comprendeva Toscana, Emilia e Lombardia. Con morte di Bonifacio II, la marca passò a sua moglie, Beatrice di Lorena e poi alla figlia, Matilde di Canossa, che alla sua morte (1115), lasciò il Marchesato di Toscana alla Chiesa, fatto che dette inizio ad una serie di rivendicazioni tra quest'ultima e l'impero, per il controllo della regione, che, soprattutto con città come Firenze e Siena, era il centro economico e culturale dell'intera Europa. La storia della Toscana di quel periodo è contraddistinta da numerosissime lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini schierati, rispettivamente, dalla parte della chiesa e dell'impero.

Seguono numerose guerre tra le due fazioni rivali che si concludono, in una prima fase con la vittoria dei guelfi e la cacciata dei ghibellini: da quel momento la storia della Toscana prende una piega particolare. La fazione guelfa si divide ulteriormente in bianchi e neri: i primi, pur difendendo il papato, non vedevano alcun ostacolo anche al dominio dell'imperatore, mentre i secondi ritenevano necessario affidare anche il potere temporale al Papa inquanto "Misso Domenici".

Da questa divisone derivarono ulteriori scontri che portano prima alla cacciata nei Neri e successivamente al loro ritorno ed all'esilio dei Bianchi.

In questo panorama di cruente lotte intestine, la famiglia dei Medici, di parte guelfa bianca, anche grazie al diminuito interesse delle dinastie imperiali e del Papa alle vicende italiane, acquista molto potere nella città Firenze tanto che nel 1434 Cosimo il Vecchio diventa il primo signore di Firenze.

Sotto Lorenzo Il Magnifico, nipote di Cosimo, la signoria di Firenze giunge, forse, al suo momento di massimo splendore soprattutto da un punto di vista artistico ed economico: è grazie al suo intervento, ad esempio, che oggi a Roma si possono ammirare capolavori di Michelangelo come la Cappella Sistina e la Pietà.

Alla sua morte, il governo di Firenze passò al figlio Piero che vilmente cedette alcuni territori fiorentini a Carlo VIII di Francia. La citta di Firenze lo scacciò nel 1494 e per un breve periodo questa fu sotto il controllo di Savonarola.

I Medici rientreranno a Firenze solo 26 anni dopo, con Giovanni, che nel 1513 verrà eletto papa col nome di Leone X spostando di fatto il governo della città e di gran parte della toscana da Firenze a Roma.

Il processo di unificaione della Toscana fu completato da Cosimo I, nominato, nel 1537, «capo primario del governo della città di Firenze e suo dominio», con la vittoria su Siena da un lato e riforme politiche, amministrative, giudiziarie e finanziarie dall' altro.

Nel 1569, Pio V creò il granducato di Toscana , da cui rimanevano esclusi Massa e Carrara, Lucca, Piombino, lo Stato dei Presidi e la contea di Pitignano. La politica filofrancese di Ferdinando I (1587-1609) inserì il granducato nella politica europea; all'interno fu incrementata l'agricoltura con vaste opere di bonifica.

Con la fiacca azione politica di Cosimo V (1610-21), del Consiglio di reggenza (1621-28), poi di Ferdinando II (1628-70), la regione andò sempre più decadendo. La dinastia medicea si estinse con Giangastone nel 1737.

Dopo la guerra di successione polacca, che si concluse con il trattato di Utrecht, il granducato fu assegnato a Francesco-Stefano di Lorena. La nuova dinastia iniziò da subitoi una lunga serie di riforme, che promossero un'intensa ripresa delle iniziative economiche e amministrative: dalla bonifica ed il ripopolamento di zone malsane alla formazione della proprietà privata, passando per riforme del sitema giudiziario ed ecclesiastico.

veduta aerea di SienaLa dinastia lorenese governò la regione fino al 1859, tranne durante il periodo napoleonico, alla fine del quale, con la Restaurazione, il granduca Ferdinando II stabilì un mite governo che permise che a Firenze si rifugiassero esuli perseguitati in altre parti d'Italia, come Tommaseo, Colletta, D'Azeglio; anche per questo motivo la città divenne vivace centro di cultura a carattere liberale e cattolico.

La regione rimase estranea ai moti di indipendenza dei primi decenni dell'Ottocento, proprio per la mitezza del governo della famiglia dei Lorena, mentre notevole diffusione vi ebbe il mito neoguelfo; studenti e professori, volontari, parteciparono alla prima guerra d'indipendenza battendosi con grande valore a Curtatone e a Montanara.

Prevalsero, nel 1849, gli elementi radicali: costretto a fuggire il granduca Leopoldo II, a Firenze fu instaurata la dittatura del Guerrazzi. Il granduca fu ricondotto a Firenze dall' esercito austriaco e ciò gli alienò le superstiti simpatie di cui godeva.

Allo scoppio della seconda guerra d'indipendenza (nel 1859), Leopoldo II veniva costretto da un moto popolare ad abbandonare definitivamente Firenze e la Toscana, dopo un breve periodo di dittatura di Ricasoli, nel nome di Vittorio Emanuele II, votava l'annessione al regno sabaudo, con il plebiscito del 15 marzo 1860.

Nel 1865 re Vittorio Emanuele e il governo nazionale si trasferirono a Firenze e nei cinque anni in cui fu capitale, Firenze assunse buona parte del suo aspetto attuale.


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